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    26/01/2007

    Felicità riflessa



    La mia presenza ha un perchè
    La mia assenza pure.
     

    Foto © Haykira`Diabolika aka eMy aka la mia Amora
    (il soggetto chiaramente sono io assieme a Yago, il bau più dolcioso di tutti. Secondo me ha preso dalla padrona..)

    Manco da un pò di tempo e, anche se ci sono, aggiorno il blog con meno frequenza.
    Per chi più o meno, bene o male, mi legge non sarà una novità.
    Non so stabilire con precisione se di questo fatto ve ne possa fregare o meno, sta di fatto che, come per quasi ogni cosa, c'è una motivazione.
    Ed è molto semplice:
    ho dato maggiore priorità al vivere la mia vita più che a narrarla a grandi spanne.
    Ho meno tempo e spesso, devo ammetterlo, meno voglia di scrivere.
    O meglio, più che voglia, diciamo che la folgorazione del mettere per iscritto ciò che sento non va spesso di pari passo col tempo a disposizione.
    Ma non me la sento di chiedere scusa a nessuno per questo, non sarebbe logico (secondo la mia logica).
    Potrei anche gettare tempo nel cesso osservando il soffitto, ma se ciò accadesse avrei almeno la soddisfazione di essere volutamente cosciente di ciò che accadrebbe in quel momento.
    E vivere quell'istante, vedendo la vernice del soffitto colare sul mio volto.
    Piuttosto che vedere colare me stesso su chissà quale scomodo soffitto o pavimento che sia (dipende dalla posizione mentale che si occupa).
    Dunque, meglio non lasciarsi colare di finzione ed essere piuttosto autori del soffitto su cui poter appendere i propri sogni e i propri desideri.
    Meglio disporre di sogni e desideri tramutati in realtà che lasciarsi colare di finzione.

    Quindi non scusatemi se il mio paradiso me lo voglio godere anticipatamente.




    Il treno parte stranamente puntuale.
    Qualche forza oscura dentro me mi spinge a restare in piedi, sguardo posto di fronte alle porte da cui sono salito poco prima...
    Porte, i cui vetri riflettono un brillio...Riflettono un bagliore...Riflettono un'immagine...Riflettono me, ma ostacolano tutto ciò che sta al di fuori...
    Mi lasciano scivolare, facendomi dialogare con me stesso.
    Precisamente di fronte allo spazio tra gli occhi e il naso si trova un piccolo cartello: "Non appoggiarsi alle porte". Già, i vetri di quelle porte riflettono un'identità misteriosa...Ed intanto è proprio il cartello ad appoggiarsi su quelle porte impedendomi di guardare oltre quei confini...
    Mi sembra di far parte di un qualcosa che non è davvero reale. No, non è affatto reale.
    Al di là del cartello adesivo scorrono metri, scorrono secondi scanditi puntualmente dall'orologio...Scorre un mondo veloce..In realtà non sono io a muovermi perchè ad andare avanti è tutto ciò che resta fermo all'occhio cieco...
    In quella realtà ristretta che prosegue il suo percorso io non esisto. In quella realtà sono semplicemente un folle riflesso che viene e va tra gallerie...
    In quella realtà io, davvero, non esisto.
    Sono il frutto della mia fantasia, così come lo è il bimbo che mi sorride mentre incrocia il mio sguardo attraverso quello stesso riflesso proveniente dal vetro...
    Come potrei dire che esisto se non so nemmeno descrivere cosa sono?
    Un essere umano forse? Un paranoico? Un auto-lesionista?
    Come potrei, come potrei...
    è la mia fermata, mi volto. Ora il bimbo è di fronte a me, ora mi muovo insieme al mondo, ora vesto il terreno dei miei passi svelti...
    Ora mi muovo.
    Ora mi fermo.
    Non ci sono più vetri, non ci sono più porte...
    E così mi estendo lungo tutto quello spazio, imbandendo le strade del mio volto, incorniciandole, devastandole simultaneamente...
    Il tempo si ferma ed io mi fermo con lui. Una scossa invade improvvisamente ogni cellula del mio corpo...
    Un paio di mani afferra le mie... La delicatezza di labbra leggendarie si intensifica una volta sfiorata l'incredulità festosa delle mie...Ed insieme ad esse sfiora anche la mia stessa anima...La coglie come una piantina dalla quale far germogliare i frutti...Mi rende vulnerabile, mi spiazza, mi conduce verso una dimensione dove ogni istante è colore, dove ogni sospiro è puro, dove ogni battito cardiaco assume il valore attribuito comunemente al tempo...Mi rende vivo.
    Eccolo, finalmente. è il mio riflesso, situato in un altro corpo.
    è il mio riflesso, capace però di estendersi ben oltre i limiti di un vetro.
    è il mio riflesso, nient'altro che la mia realtà.

    La mia realtà, quella vera.


    -Non ci riesco,non riesco più a vivere l'attimo senza pensare a quello che succederà dopo. Come fai tu?

    -Penso agli istanti presenti,che sono eterni.



    Decise di raccontargli una storia,un gioco per distrarlo,disse. Gli chiese di immaginare di avere vinto un concorso per cui ogni mattina una banca gli avrebbe accreditato sul conto 86.400 dollari.

    [...]


    -è molto semplice, è solo un gioco, ogni mattina quando ti svegli ti danno 86.400 dollari, con il solo vincolo di spenderli durante la giornata, il denaro non speso verrà ripreso quando vai a dormire; ma questo gioco,o questo dono del cielo, può smettere da un momento all'altro, capisci? La domanda è: che cosa faresti se ti facessero un dono così?


    Lui rispose sinceramente che avrebbe speso fino all'ultimo dollaro per viziare se stesso, o per fare i regali alle altre persone che amava.


    -Ma dove vuoi arrivare?

    -Questa banca magica, rispose lei
    , l'abbiamo tutti; è il tempo! è la cornucopia dei secondi che si sgranano!
    Ogni mattina al risveglio, ci vengono accreditati 86.400 secondi di vita per la giornata e quando la sera ci addormentiamo non c'è riporto su un conto nuovo, il tempo che durante la giornata non si è vissuto si perde, ieri è passato.
    Ogni mattina questa questa magia ricomincia, ancora una volta ci vengono accreditati 86.400 secondi di vita. Però giochiamo con una regola inevitabile: la banca può bloccare il conto in ogni momento, senza preavviso. La vita può fermarsi in qualsiasi momento. Perciò cosa ce ne facciamo dei nostri 86.400 secondi quotidiani? Non sono più importanti dei dollari?

    Dal libro Se solo fosse vero di Marc Levy


    E tutto torna all'origine...Così come l'acqua torna, pura come mai, alla sorgente..
    La stessa acqua con la quale bagno il mio volto ora in preda alla più totale felicità...Un mulinello ciclico dotato di una spaventosa imprevedibilità.
    Non so se merito la felicità che provo, non so se sia "giusto" ciò che quotidianamente mi viene fornito...Un volto, un sorriso, un pensiero, un cuore che batte per un solo amore...Il mio amore...
    Ma di fronte a così tanta felicità...è poi giusto provare a giustificarla?
    Proprio non lo so...Ma resto fisso su queste sensazioni di gioia che sfociano dal nocciolo della mia anima...Come frutta secca alla quale viene estratto il guscio per potersi gustare l'interno...
    Degustami,felicità.



    Questa mattina il sole viene e va...Impassibile, si lascia ricoprire dalla prepotenza di nuvole grigie capaci di mimetizzarsi perfettamente al clima lavorativo e stressante di questa Milano...
    Dico "questa Milano" perchè di Milano ne esistono tante,o almeno per me è così...
    Penso ci sia sempre qualche cosa oltre l'apparenza e, anche se così non dovesse essere,vale comunque la pena cercare questa sorta di "aldilà terreno"...
    Basta osservare un punto fisso di questa immensità per vedere la nevrotica evoluzione del tempo in ogni suo aspetto...Il tempo è una dannata incognita presente in ogni nostro movimento, è la nostra speranza e molto spesso la nostra stessa rovina...
    -Hai tempo per me?- comune e spesso molto complicata domanda.
    Il passare del tempo ha portato con sè lo sviluppo di molti dei miei sogni, dei miei desideri,di ciò che sono...A volte le esigenze non trovano spazio in questa dimensione governata da un "tempo" fin troppo autoritario... Ed a volte giunti di fronte a questa autorità occorre aprire un varco dentro sè stessi e proiettarlo lungo lo spazio su cui si estende questo mondo,e anche oltre...
    Perchè nella dimensione comune si vive con la fobia del tempo e degli effetti catastrofici che esso può provocare su di noi...Si vive con la paura di perdere sempre ciò che si ha,senza poterselo davvero godere pienamente al 100%,senza riuscire a provare la sensazione dell'anima che brucia di un fuoco divampato dal nulla...
    Sostanzialmente in questa dimensione comune a tutti noi ci limitiamo a sopravvivere.
    Dentro di noi però esiste la soluzione a tutte le nostre paure, la nostra dimensione. Una dimensione che, contrariamente al suo stesso apparente significato, distrugge ogni limite,ogni grandezza, ogni sorta di barriera...
    E non sono io che sogno qui,anzi...Penso che aprire gli occhi e osservare, o meglio vivere due mondi paralleli sia l'equilibrio perfetto su cui adagiare sè stessi...

    Surreale? Frutto di fantasie da sognatore?
    Chiamate tutto questo come volete,ma prima provatelo sulla pelle..Se riuscirete davvero a osservare oltre il limite imposto da questo tempo potrete osservare la meravigliosità di un'eternità reale...
    Solo allora vi potrete rendere conto di quanto le parole siano solo acqua gettata su un fuoco troppo imponente per essere annientato.
    Fino ad allora cercate pure riparo in un dizionario.