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2007/05/27

Meta indugiata



Degusto il giorno, accompagnandolo con due cucchiaini di zucchero.
Nubi ben in vista proseguono veloci, intenzionate ad avvolgermi nel loro grigio funesto.
Attendo la pioggia, sprovvisto di ombrello. Nessuna copertura per me, grazie.

Gocce fredde piombano giù dal cielo senza chiedere il permesso, ed io senza chiedere il permesso lascio che rimbalzino su di me, su quel muro che impassibile prosegue il suo cammino.
Accordo la vita in modo che suoni più speranzosa, un La bemolle che squarcia il corpo di un'allegria innata, ma poi le corde mi ricordano che sono un profondo, cupo ed intensamente infinito Do minore.
Petali freddi mi sfiorano le braccia...Il vento giunge sempre come una carezza nel sonno infestato da incubi apparentemente surreali.
Cambio vagone in una terra nella quale mi addentro senza alcuna meta, nutrendomi di ogni centimetro che percorro a gambe incrociate.
Luci e ancora luci, sguardo intermittente su un mondo che sfugge via come una discesa veloce dallo scivolo della vita.
Il tempo intrattiene fluidamente il pensiero, rendendolo pedina in un gioco al quale partecipa senza saperlo.
"Fanculo pensiero" ti viene da dire.
E invece, anzichè pronunciarle, leggi quelle parole in un istante sfuggentemente interminabile, ritrovandoti in un batter d'occhio di fronte alla meta che appare improvvisamente, più nitida che mai.


In fondo lo è sempre stata.
Il tempo necessario per rendersi conto di esserle corso incontro senza aver dovuto indugiare per un solo istante...Eccola, la meta è proprio lì di fronte, la dove l'indugio, qualora fosse esistito, avrebbe condotto ad un solo, misero ologramma di rimorsi.
2007/05/13

Senza nome.



Senza nome...Già, senza nome.
Il blocco note mi pone un quesito: cosa sarebbe mai questo spazio bianco senza un titolo, una definizione?
Nulla, forse. O forse tutto.
Il bianco, questo bianco, è ricolmo di tutto ciò che queste mie parole vanno a distruggere: il semplice vuoto.
Il vuoto dal quale si tenta sempre la fuga, via dalla solitudine, via dalla tristezza, via da tutto ciò che non è sorriso.
Ma ci si dimentica di quanto sia grande, immenso il valore del vuoto silenzioso.
Angoscia. Sgomento. Disperazione. Tristezza.
Perchè mai nasconderle? Perchè mai fuggire?
E' un processo ciclico, questo. Perchè mai scappare se si ritorna sempre al punto di partenza?

Il dolore è lacerante, ma quanto è lacerante non potersi difendere dal dolore?


E così, sguardo fisso, vedo il mondo compiere giri su se stesso, per poi ritornare sempre la dove ha cominciato a roteare via, rumorosamente, dal dolore.
Nel frattempo non vedo i vostri volti, ma so bene che in preda ai vostri innumerevoli giri su voi stessi ritornate qui, silenziosi come non lo siete mai stati.
Senza nome.



E se la strada fosse tutta in discesa, saresti realmente disposto a veder tramontare, forse per sempre, l'orizzonte su cui hai sempre basato le tue vedute?
...
E se la strada fosse tutta in salita, saresti realmente capace di resistere sulla vetta una volta giunto al di sopra dell'orizzonte?
...
E se la strada fosse sempre piatta, fissa e infinitamente dritta, saresti realmente capace di accontentarti di quell'orizzonte che sa di equilibrio senza trasformarlo in buia, misera monotonia?

...


E se ti dicessi che ho appena descritto le tre paure che ci affliggono in ogni nostra singola scelta, dimmi...Saresti disposto a credermi?


Mi basta questo per poterti far giungere il messaggio, quello che non ti farò leggere in nessun altro "resto", caro lettore.